Il terzo comodo

Ieri era un giovedì. Sono tornato a casa come al solito, verso le 18:30. Mi sono cambiato, fatto i miei esercizi di yoga, fatto la doccia e la barba. Sono troppo pigro per farla di mattina; preferisco dormire dieci minuti in più. Ho acceso il televisore e sfogliato i canali che trasmettono non-stop le notizie. Niente di particolare nuovo, tranne che ho saputo che per le primarie del PD si candiderà anche Orlando, attuale ministro della giustizia. Pertanto saranno in tre, anziché 2. La notizia non mi ha detto niente in quel momento. Sono arrivate le 20:00 e mi sono spostato sul La7. Mentana mi piace con il suo stile. Inoltre quando lo vedo mi viene in mente anche Crozza: divertentissimo.

Guarda un po’ chi si vede nel telegiornale!? L’ospite nello studio è Orlando, intervistato in diretta da Mentana. La conversazione scorre senza particolare punti di interesse. Ad un certo punto il conduttore afferma, cercando la conferma dell’ospite, che se un candidato nelle primarie ottiene il 50% più un voto automaticamente diventa il segretario. Ma se nessuno ottiene la maggioranza, il congresso sceglie tra i due più votati. Qui mi se è accesa la lampadina. L’elaborazione istintiva del nuovo dato acquisito. Non conoscevo questa regola. Cambia tutto! Adesso aspettavo la domanda diretta di Montana, ma questa non è arrivata. Probabilmente i punti da affrontare e la loro ampiezza sono stati concordati prima della trasmissione e il ministro non voleva che si ponesse la questione sospettata. Ho rimosso l’idea dal cervello e continuato di seguire il colloquio cercando di cogliere qualche nuovo spunto che confermasse o smentisse il dubbio appena nato. Orlando parlava molto bene di Emiliano dichiarando in modo aperto di condividere molti dei sui pensieri. Ci siamo!

Finita l’intervista mi sono messo ad elaborare in modo più sistematico l’idea che mi sono fatto. Prima domanda che mi sono posto era se Emiliano aveva la possibilità di vincere le primarie contro Renzi in una sfida a due. Quelli del PD in maggioranza voteranno Renzi, credo, se no non avrebbe nessuna possibilità. Ma Emiliano prenderà sicuramente un bel po’ di voti, visto la diffusa scontentezza nel partito e forse anche di più nella base. Qui il punto cruciale è che le primarie sono aperte a tutti, anche a quelli non iscritti. Un dato ben conosciuto è che quelli di sinistra sono molto più disciplinati nell’andare a votare rispetto a quelli del centro e destra. Pertanto una buona parte degli elettori delle varie sinistre andranno a votare e metteranno il loro segno sul nome del pugliese. Suppongo che quelli di destra non andranno a votare in massa, ma è prevedibile che danno qualche voto in più al nuovo candidato, visto l’amore che hanno verso il toscano.

Non ho né la voglia ed ancora meno la possibilità di quantificare queste mie supposizioni. Secondo me Renzi ha fatto due calcoli ed è arrivato alla conclusione che potrebbe anche perdere nello scontro diretto. Ma lui non vuole perdere e si è messo a ragionare arrivando alla conclusione che per lui è più sicuro; diluire i voti, cioè non permettere a nessuno di vincere direttamente con la maggioranza assoluta. Arriva al congresso dove ha la maggioranza sicura e là è fatta. Così è nato il progetto del terzo comodo. Sì è scelto uno che può prendere un po’ di consensi ma non può pensarci ad arrivare in alto.

Per quanto riguarda il PDS, Orlando rubacchierebbe dei consensi a tutti e due. Difficile dire a chi porterebbe di più e io presumo che si dividerebbe a metà la cacciagione. Il gol vero dell’operazione sarebbero i voti della sinistra fuori del partito. In quel caso, dove Renzi prenderebbe pochissimo, Orlando potrebbe assottigliare in modo sensibile la caccia di Emiliano. La destra potrebbe dividersi in modo abbastanza uniforme, perché Emiliano è visto da molti come un ex comunista.

Oggi non ho niente di intelligente da fare, come si vede dall’allegato, pertanto mi spingo un passo in più. Faccio una previsione su come andranno le elezioni, supponendo che si faranno in tre. Visto che manca relativamente poco alle primarie, potremmo verificare insieme la mia abilità di prevedere gli eventi politici. Se andrà bene, forse mi offrono un lavoro ben pagato presso una delle società per le indagini preliminari. Ecco il mio pronostico:

Emiliano 46%
Renzi 43%
Orlando 11%

Senza presenza di Orlando vincerebbe Emiliano con 51 a 49. Alla fine Orlando rosicchierebbe più voti a Renzi che a Emiliano, ma impedirebbe la vittoria del candidato grosso (penso nel senso fisico). Poco fa, circa 24 ore dal mio pensiero che ho descritto ho visto0 che hanno programmato le primari il 30 d’aprile, cioè dopo circa due mesi da oggi. Il mio istinto maschile (dicono che non esiste ed è sempre errato) mi dice di aver indovinato tutto. Forse è la colpa del grappino che mi sono fatto dopo la cena?

Previsione errata

Oggi è il Primo maggio. Ieri si sono svolte le primarie del PD. Sono stati pubblicati i risultati ufficiali: Renzi 70%, Orlando 20% ed Emiliano 10%. Non ho azzeccato niente! Clamorosa conferma del non esistenza di un istinto maschile, almeno nel mio caso. Cerco almeno di essere onesto e di ammettere la mia cecità politica. Pochi giorno dopo aver scritto il post mi sono reso conto che Emiliano non ha alcuna possibilità. Guardandolo con più attenzione ho scoperto che gli manca l’ingrediente principale: il carisma. Puoi avere il miglior programma possibile, le idee rivoluzionarie, ma se ti manca la personalità non riesci ad arrivare al posto che ti permette di mettere in pratica quello che si muove nella tua testa.

La mia adesso già proverbiale capacità di sbagliare le previsioni ha un aspetto più negativo in confronto della visione errata qui riconosciuta. Ultimamente su forex non indovino nemmeno la direzione nella quale andrà la coppia che commercio. Questa impossibilità mi ha costato caro nel mese di aprile. Sono andato sotto di un terzo del capitale che avevo a disposizione. Pertanto mi è venuta idea di aprire un portale con le mie anticipazioni. Se uno assume il contrario, avrebbe sempre il futuro chiaro.

 

Agosto

Pieno agosto. Siamo verso il mezzogiorno. E’ la mia ora. Mi sveglio tardi, bevo un caffè ed eventualmente sfoglio il giornale, se qualcuno l’aveva comprato. Dopo prendo la macchina e vado in spiaggia. Dimenticavo, sono in Croazia. La spiaggia di oggi e di quelle popolari, abbastanza affollate. E’ un sabato e mi aspettavo di peggio. Occupo un mio spazio in una posizione gradevole e mi do da fare. Infilo il bastone del ombrello (di quelli buoni, Made in Italy) nel ghiaietto. Oggi non dovrebbero esserci dei problemi; il vento non c’è. Già con una brezza un po’ più forte, la mia protezione vola via e si rischia di fare del male a qualcuno che si trova vicino. Apro la mia sedi di plastica, di quelle basse e leggermente inclinate; una miscuglio tra una sedia ed uno sdraio. Molto comoda ma anche adatta per leggere. Mi tolgo i vestiti e rimango in costume da bagno. Un po’ di crema solare non guasta. Mi siedo e tiro fuori la mia prima collazione, qualcuno lo chiamerebbe già il pranzo.

Una specialità locale di origini turche; il burek. E’ una specie di focaccia al formaggio. Tutto accompagnato con uno yogurt da bere. Ottimo! Una sigaretta e prendo il libro che leggo quest’estate. Un bel mattone di 900 pagine. Mancano ancora circa 200. Si chiama Shogun e parla del Giappone durante il periodo del medioevo, quando sono arrivati i primi europei, prima di tutti i portoghesi. Molto interessante con tanti dati riguardanti la storia e la cultura del paese del sole nascente. Leggo con tanto piacere per un’ora e dopo lascio il libro. Un’altra sigaretta e il mio occhio gira per la spiaggia.

Però, la prima cosa dalla quale mi accorgo, uscendo dal mondo orientale, è il rumore. Nel sottofondo la musica proveniente dal bar che si trova 10 metri dietro di me. Le canzoni un po’ datate, proprio quelle che piacciono a me. Le grida di gioia dei bambini che giocano in acqua, si spruzzano, chiedo da mangiare alle mamme. La gente che parla ad alta voce al telefono. Tre signore immerse nell’acqua fino all’ombelico che sparlano appassionatamente; non sento cosa dicono, ma dalle loro espressioni è tutto chiaro. Qualche coppia dei giovani che si sbaciucchia. Altere persone immerse nella lettura, silenziose. La maggioranza sdraiata sugli asciugamani per prendere il sole, che picchia bene. Ogni tanto girano per uniformare il colore. Mi sembrano come i wurstel sulla griglia.

Bar Bunga-Bunga in Croazia
Un altro oretta per la lettura e siamo arrivati al due di pomeriggio. E’ il momento per sfruttare il bar che si trova dietro. Mi alzo e mi dirigo verso esso. Adesso me ne accorgo che ha un nome scritto sulla tenda che lo sovrasta: Bunga Bunga. Le nostre tradizioni e la nostra cultura si diffondono in tutto il mondo. Le sedie si quelle alte, da bar, con gli adeguati tavoli, sempre alti. Non è che riesci proprio a sdraiarti, come in una sedio normale, ma va benissimo. Non ci sono camerieri, pertanto vado al banco, pago e prendo una birra croata. Mi piazzo su una sedia in ombra. La birra è troppo fredda per il mio gusto (quando ero più giovane, non era mai troppo fredda). Prolungo l’attesa del primo sorso per avere una temperatura perfetta. Alzo il bicchiere, lo appoggio sulle labbra e lo inclino verso di me. Il liquido dorato scivola nella mia bocca e poi prosegue il suo viaggio verso basso. Ma che meraviglia!

Dopo mi sono fatto ancora qualche ora di lettura. Dimenticavo, ho fatto anche due bagni. La temperatura del mare era ideale. Ne troppo bassa (che ti taglia il fiato) ne tropo alta (non riesci nemmeno a rinfrescarti). Verso le 6 il sole iniziava a scendere. Le ombre si allungavano ed i colori diventavano più intensi. Sul cielo sono comparse alcune nuvole, quella grandi, bianche, innocue in quanto non portano pioggia, come gioielli che rimbelliscono il panorama. Una giornata rilassante. Quasi perfetta!

San Pietroburgo

san-pietroburgo-neva-ghiacciataCinque giorni a San Pietroburgo passati nel scorso mese di gennaio erano tra i più belli che ho trascorso durante un viaggio. Tutti vanno là d’estate, per vedere le notti bianche (e dicono che è bellissimo), ma per me l’associazione principale quando sento la parola Russia è l’inverno, la neve e il freddo. Sentire l’atmosfera di un posto per me è il gol principale. Vedere un grande città sotto la neve (visto che negli ultimi anni da noi quella polverina bianca non scende più dal cielo) è affascinante. La bianchezza da una sensazione della spaziosità, del pulito, dell’immenso. E’ nevicato soltanto per una decina di minuti la prima sera, quando ho ripreso il video, ma la coperta bianca era già molto sostanziosa quando sono arrivato.

E cosa dire del fiume Neva ghiacciato. Mai visto prima una cosa simile. San Pietroburgo si trova sull’estuario di Neva e sono presenti anche molti canale artificiali, tutto congelato. Si vede la gente che passeggia, i genitori che tirano i figli sui slittini, i pescatori che pescano. Questi ultimi sono un immagine veramente pittoresca. Bucano il ghiaccio con una specie di trivella ad elica, manuale. Il foro è molto piccolo, circa 10 centimetri di diametro. Usano una canna cortissima, circa 30 cm e una lenza molto sottile. Si pesca poca roba, di un etto, almeno quello che ho visto io. Il pescato lo lasciano sulla neve e in 10 minuti è già congelato, da portare direttamente nel frigo.

san-pietroburgo-ermitageFare il turista d’invero, cioè fuori stagione, ha alcuni vantaggi. I prezzi dei biglietti aerei e degli alloggi sono quasi dimezzati rispetto al periodo estivo, quello della maggior influenza dei visitatori. L’andata e ritorno con Aeroflot, partendo da Milano, era di soli 200 euro; poco, tenendo conto che su questa tratta non ci sono i voli a basso prezzo. E’ non ci sono le code per visitare i luoghi di maggior interesse, come per esempio il famoso museo di Ermitage, situato nell’imponente Palazzo di Inverno. Anche stare dentro, senza dover aspettare il turno per dare un’occhiata da vicino a un quadro, è una meraviglia.

I primi due giorni era nuvoloso e la temperatura era relativamente alta; è scesa fino a 8 gradi sotto zero. Il terzo ed il quarto giorno si è affacciato il sole per salutarmi, ma il freddo è diventato più intenso: si è arrivato a meno 20. Ero vestito bene, la calzamaglia inclusa, e pertanto non ho sofferto troppo. Comunque, dopo una passeggiata di un massimo di 2 ore, mi fermavo in qualche locale per riscaldarmi e ripartire con nuovo entusiasmo. La città è magnifica, grande e bella. Gli edifici importanti e le facciate ben mantenute. Si possono ammirare vari stili architettonici che rappresentano diverse epoche dello sviluppo della città. No ho viste parecchie, ma questa è una delle più belle e importanti. Sicuramente entra nel top delle mie preferite.

san-pietroburgo-cattedrale-sant-isaccoLe tre cattedrale/chiese più grandi sono stupende e diverse tra di loro. L’imponente cattedrale di Kazan associa un po’ a Roma, con la sua colonnata. La cattedrale di Sant’Isacco è maestosa, dall’esterno ma anche dall’interno. Ma quella che mi è piaciuta di più era la chiesa del Salvatore sul Sangue Versato. Un vera chiesa ortodossa, con le cupole rotonde e dorate; mai visto prima una cos’. L’interno mi è piacito un po’ meno. Tutto molto ricco, con tanti mosaici; un po’ esagerato per i miei gusti estetici.

I mezzi pubblici funzionano alla meraviglia e costano molto poco. Per uscire 30 km fuori città ho impiegato circa 1 ora e due euro. Così mi sono trovato in Tsarskoe Selo (villaggio dello zar) per ammirare il complesso residenziale della famiglia imperiale Romanov. L’edificazione de palazzo ha iniziato l’imperatrice Caterina I, e dopo è stata continuata dai suoi successori, inclusa la Caterina II la Grande. Si possono osservare delle splendide stanze, tra le quali spicca la sala da ballo e particolarmente Camera d’ambra; una stanza completamente rivestita con l’ambra. Il parco intorno era innevato e luccicava sotto i raggi del sole invernale.

Mi sono goduto tanto anche la parte gastronomica del viaggio. Non potevo non provare il famoso caviale Beluga. Molto buono e molto diverso rispetto ai caviali che si mangiano da noi; più cremoso e meno aggressivo come sapore. Visto il prezzo che ho pagato per 10 grammi (50 euro circa) penso di averlo mangiato tre volte: prima volta, ultima volta e mai più. Nello stesso ristorante ho mangiato anche una cotoletta di agnello, uno tra i migliori pezzi di carne che io abbia mai assaggiato. Mi sono piaciuti anche i loro tortellini e ravioli, che sono un po’ diversi rispetto a i nostri, ma molto gustosi. Ho provato i vari tipi di vodka che non si distinguevano più di tanto da quello che si può bere qui da noi, ma in un posto mi hanno servito una fatta da un contadino. Tutta un’altra storia; una bevanda di alto livello.

Sarajevo

Sarajevo - BascarsijaSarajevo è la capitale della repubblica di Bosnia ed Erzegovina. Un’entità internazionale poco chiara alle larghe masse. Nei tempi di ex Jugoslavia girava già una barzelletta a proposito: alla domanda, cosa succederà quando si dissolverà lo stato degli Slavi del sud, la risposta era che ci saranno 5 nuovi stati e la Bosnia ed Erzegovina sarà un duty-free. Cavolo! E’ veramente finita così. Tutti dai paesi dintorno vanno là a fare le compere perché tutto costa molto meno. Un pacchetto di sigarette su 2 euro, un litro di benzina 1 euro e il cibo ancora di meno. Semplicemente sei attirato di spendere vista la convenienza della roba. Visto che mi trovavo nelle vicinanze, ho deciso di spendere qualche giorno delle mie vacanze in quella zona balcanica. Ovviamente, la meta principale era la capitale.

Ho visitato parecchie città europee e del mondo e sostengo che Sarajevo, anche se non entra tra le più belle, è una delle più interessanti ed intriganti. Lascia l’impressione e fa anche pensare. Mi sono fermato in un hostel per due notti. Sono stato attirato dalla posizione centrale, a 200 metri dalla famosa Bascarsija che è il centro della città ed il punto di interesse più noto.

Bascarsija è in effetti un mercato, oppure meglio definirlo come una zona artigianale dove si producono e vendono tanti prodotti, partendo dalle ceramiche, ferramenta, abiti ed inevitabile cibo; la zona è piena dei ristoranti. Quando uno si trova là per la prima volta, probabilmente si pone la domanda: ma dove mi trovo? Sembra una città turca, per esempio Istanbul. La Bosnia era sotto dominio turco per secoli e qui si vedono le tracce su ogni passo. Addirittura, quasi tutte le scritte includono anche il nome turco. Mi sono chiesto: ma dopo secoli di sofferenza sotto gli Ottomani, gli amano ancora. Da quello che ho visto, direi di sì.

Sarajevo è una città multietnica con la maggioranza dei Bosniaci, prevalentemente di religione musulmana, tanti Serbi, pochi Croati ed altre etnie. Bosniaci sono storicamente i Serbi e i Croati che durante la presenza Turca, hanno cambiato la religione e sono diventati musulmani. Per una semplice ragione umana; così pagavano meno tasse. Con i secoli passati, hanno iniziato anche ad accettare la cultura turca diventando così un popolo particolare. La loro lingua è praticamente identica al serbo-croato, ma i loro usi sono diventati diversi. E così, passeggiando nelle viuzze strette di Bascarsija vedrette moltissime donne con i foulard (capelli non si devono mai vedere), ma anche quelle con classico burka, che lascia scoperti soltanto gli occhi. Si distinguono spesso anche gli uomini con le lunghe barbe e vestiti tradizionali islamici.

I vari popoli vivevano là per secoli in una convivenza abbastanza civile, ma alla fine del secolo passato è scoppiata la guerra che ha portato nelle tombe oltre 200 mila persone, prevalentemente proprio Bosniaci. Nella città si respira una certa tensione e non credo sia molto facile vivere là. Sono passato vicino ad un edificio austroungarico, molto bello architettonicamente, dove si teneva la mostra sugli orrori commessi dagli Serbi in Srebrenica. Negli annunci che invitavano a visitare la mostra era presente una scritta che diceva più o meno: “… gli orrori compiuti dai criminali Serbi …”. Visto la notevole presenza di questi ultimi tra gli abbittanti di Sarajevo, non credo che vedano di buon occhio quest’espressione. Nessuno si assume la colpa per quello che è accaduto; la colpa è sempre dell’altro popolo o degli altri due.

Per quanto riguarda le cose da vedere, ci sono delle chiese cattoliche d ortodosse, le moschee, una sinagoga che è stata trasformata in museo. Nel quindicesimo secolo molti ebrei si sono trovati qui dopo essere stati cacciati dagli arabi che hanno conquistato una buona parte del Portogallo e dalla Spagna. Sono stati accolti dai popoli che già vivevano nel territorio e addirittura aiutati nel crearsi una nuova vita lontano dalla propria casa. Il sultano Turco perfino li ha aiutati nel costruire la sinagoga.

municipio di Sarajevo

Sarajevo è divisa in due dal fiume Miljacka. Molto pulita con alcune cascata che ravvivano l’atmosfera, specialmente d’estate. Molti ponti collegano le due sponde. Il più bello è uno di recente costruzione, fatto a cappio, ma il più importante è quello dove nel 1918 è stato fatto l’attentato a Francesco Ferdinando, l’ereditario del trono Austroungarico. L’evento che ha provocato la Prima guerra mondiale della quale l’anno precedente si è celebrato il centesimo anniversario. E non è unico evento storico che ha portato Sarajevo nelle cronache dei giornali di tutto il mondo.

Un ponte a cappio

Si notano numerosi edifici nuovi, molti di quali costruiti dopo la recente guerra con gli aiuti dei ricchi paesi islamici; Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Iran. E’ molto imponente l’ambasciata della Repubblica islamica di Iran che si trova sulla sponda meridionale del fiume. Si nota una forte influenza islamica esterna che cerca di rafforzare in questo modo la presenza in Europa.

Budapest

Un interessante edificio a BudapestE’ passato del tempo dalla ultima volta in cui ho preso un aereo Ryanair da Bergamo. Da allora ho notato che sono cambiate tante cose. I controlli di sicurezza, una volta rapidi, sono diventati incredibilmente lenti. E anche il personale non è più come quello di una volta. Il giorno in cui sono partita l’argomento del giorno erano le lasagne. Gli addetti ai lavori sembravano più interessati a scambiarsi le ricette che alla sicurezza. Quando sono passata, ha suonato l’apparecchio che rivela le masse metalliche, suppongo a causa delle mie scarpe, mi sono fermata aspettando che qualcuno mi dicesse di toglierle ma nessuno era interessato alla sicurezza. Un’altra nota dolente è stata la mancanza di puntualità, una intera ora di ritardo. Un volo breve, alla fine si è trasformato in uno senza fine. Al ritorno, purtroppo, non è andata meglio. I controlli di sicurezza, anche se lenti, sono stati eseguiti bene e con molta puntigliosità, forse, troppa. Il ritardo era di nuovo di un’ora, con una ulteriore aggravante, l’attesa si è svolta in mezzo alla pista, al freddo, vento e pioggia. La prossima volta probabilmente mi orienterò verso la concorrenza. Per esempio, Easy Jet, in base alla mia recente esperienza, di gran lunga più efficaci.

La nuova scoperta: Airbnb

Per fortuna la vista di Budapest ha cancellato il ricordo delle ore precedenti. Immagino che abbiate già sentito parlare di Airbnb. Per coloro che non sanno di che cosa sto parlando: si tratta di un modo alternativo di viaggiare, a posto di fare una prenotazione in un albergo, affittate per il tempo del vostro soggiorno, una casa. Vi fa sentire meno turisti e più cittadini senza frontiere. Il meccanismo di prenotazione è semplice. Prima di tutto, vi dovete registrare sul loro sito e creare un vostro profilo. L’iscrizione richiede del tempo, un po’ di pazienza, ne vale la pena. Personalmente sono stata molto soddisfatta della mia scelta. L’appartamento era situato in una posizione, per me, strategica, vicino alla metropolitana, di fronte al Parlamento, nella stessa via delle terme in cui ho passato delle ore piacevoli e nei paraggi della mia drogheria preferita, l’austriaca DM. I proprietari di casa sono stati davvero disponibili e attenti ad ogni dettaglio, compresa la macchina da caffè (e cialde), qualcosa da bere nel frigorifero e una grappa del posto con tanto di bicchieri come un piccolo gesto di benvenuto. Peccato per i problemi di comunicazione. Il punto di forza degli ungheresi non è certamente l’inglese.

Tavole di Mosè

Buda e Pest

Come dicevo prima, la vista della città ha cancellato ogni traccia di stanchezza. Splendida. Fortunatamente il tempo è stato clemente. Niente pioggia. E’ stato molto piacevole passeggiare lungo il Danubio senza una meta precisa. Per chi di voi non ne fosse al corrente, la città è divisa in due, la parte antica (Buda) e la parte nuova (Pest). Belle entrambe. Più di ogni altra cosa mi ha colpito il silenzio lungo le strade. La prima sera pensavo fosse un episodio isolato, poi mi sono resa conto che non è così. E’ stato rilassante. Il mio soggiorno è stato molto veloce ma nonostante questo ho visto quello che mi ero prefissata: il Parlamento, ancora più bello di sera, i bastioni del pescatore e la visita guidata della Grande Sinagoga. Per il resto, ho fatto delle passeggiate. Senza una meta precisa, come vi dicevo. A volte, ha un certo fascino. Il silenzio era anche presente in metropolitana, all’ora di punta. Ammirevole. Per non parlare di quanto le stazioni erano pulite. Quando si vive in una città nella quale, la sporcizia e i costanti rumori sono all’ordine del giorno, vi sembra che tutti i posti sono uguali. Per fortuna invece, non è così.

grande sinagoga

Dedicato ai gourmet

Non mi conoscete ma dovete sapere che amo mangiare bene. Ora vi elenco brevemente i posti in cui ho mangiato facendo una breve recensione.

  1. Mak. E’ un ristorante inserito nella guida Michelin. Arredamento piacevole che ricorda vagamente i paesi nordici. Sono sicura che il cibo era ottimo ma non era esattamente quello che cercavo. Sul menù c’erano quattro o cinque piatti. Nessuno dei quali avevo voglia di mangiare. Per non parlarvi dell’attesa. Se avessi voluta ordinare una qualsiasi delle pietanze, avrei dovuto attendere circa quaranta minuti. Alla fine ho deciso che avrei fatto un aperitivo. Birra, pane e burro fatto in casa e del prosciutto. Tutto davvero ottimo. Per dieci euro circa.
  2. Henri. Questo è un pub belga. L’unico posto vivace che abbia visto durante il mio soggiorno. Le birre sono sublimi. Anche il cibo è buono. Si aspetta poco e i prezzi non sono alti.
  3. Ruszwurm. Questa è la pasticceria nella quale andava la principessa Sissi. Tappa di obbligo. Le torte meritano. Se volete provare quelle tradizionali, non vi fate mancare la Dobos. Il prezzo per quattro fette di torta, caffè e un succo si aggira attorno ai quindici euro.
  4. Csendes. Un locale eccentrico (e anche un po’ inquietante). Se non siete dei tipi tradizionali, non fatevelo mancare. Per un caffè, una birra oppure uno spuntino. I prezzi sono nella norma della città.

 Csendes, Budapest

Ultimo ma non meno valido: le terme

E per il finale di questo breve racconto, le terme. La coccola per tutti noi. Ho scelto le Kiraly, l’unico bagno turco del posto. Non saranno le più belle ma hanno certamente il fascino della strutture di un’altra epoca. Speravo ci fossero meno persone. Invece erano piene, direi metà i locali, metà turisti. E’ stato rilassante. Galleggiare per tre ore dentro le acque che hanno una temperatura che va dai ventisei ai quaranta gradi è un’esperienza che neanche il più abile dei comunicatori descriverebbe facilmente. Mi sono accorta che in città le terme erano vissute diversamente da come le viviamo noi. Noi le concepiamo come un passatempo divertente, rilassante, forse anche per gente giovane. A Budapest, c’è una grande cultura in materia. Ci sono giovani ma soprattutto i meno giovani che oltre a stare nelle acque calde, dentro la sauna facevano anche ginnastica. Un mondo molto lontano dal mio dove la cura del corpo prevale sul corpo stesso.

Sacra di San Michele

sacra-di-san-micheleDi solito si dice che le vacanze estive servono per caricare l’accumulatore, per riprendersi dalla vita e lavoro quotidiano e riprendere con le forze nuove, fresche. Ho dei seri dubbi sulla correttezza della precedente affermazione. Io, comunque, funziono diversamente. Sono come un podista che quando smette di correre per un periodo lungo fa fatica a ritrovare la condizione precedente, si stanca più velocemente. Pertanto io durante le ferie di agosto inizio già a pensare ad una vacanzina piccola da fare a settembre. Breve e vicina, perché i giorni di ferie sono limitati ed anche i mezzi finanziari non è che crescono sugli alberi. Quest’anno, cioè il fine settimana scorsa, ho deciso di fare un week-end solo. Una notte fuori casa aiuta già tanto a pulire la testa dalla quotidianità. La mia compagna è diventata un’esperta nell’organizzazione degli eventi simili. Questo non è strano visto che è anche laureata in organizzazione.

castello-camerletto

Gli 80 euro, la spesa per il pernottamento, la prima collazione inclusa, sono più che giustificati visto che abbiamo soggiornato in un castello nel paese di Caselette, una trentina di chilometri ad ovest di Torino. Un castello vero, parzialmente ristrutturato per la parte dove alloggiano gli ospiti e i proprietari. Per il resto ci vorrà tanta gente che usi i loro servizi per pagare i lavori, specialmente per rifare la facciata. Ma anche così è molto carino. Immerso in un bel ambiente verde, circondato dai boschi e pascoli offre un posto per un riposo sicuro ed indisturbato. Soltanto 2 camere molto spaziose ed una suite, perché il regolamento regionale impone il limite di 3 stanze per i bed & breakfast. Una sala dove si mangia ed un soggiorno molto ampio, con il televisore e tanti libri per gli ospiti che si trattengono più a lungo. Non era il nostro caso.

 

rivoli

 

Prima di arrivarci al castello Camerletto, così si chiama, ci siamo fermati a Rivoli visitando per primo l’omonimo castello che domina la città; è una delle regge sabaude, non del tutto compita. Una stupenda vista in una giornata di sole. Anche il terrazzo dove abbiamo consumato un piatto di pasta è molto bello. Siamo scesi a piedi nel centro storico. Era il primo pomeriggio è le strade iniziavano appena a svegliarsi. Un gelato preso nella gelateria La Romana, uno dei migliori che io abbia mai assaggiato (non scherzo) ed un riposino su una delle panchine sotto gli alberi sulla piazza centrale. Da qui abbiamo proseguito con la strada statale (i pedaggi autostradali in Piemonte mi risultano piuttosto elevati) per Avigliana. Avvicinandosi potevamo godersi la vista sulla principale meta culturale del nostro fine settimana: Sacra di San Michele. Una stupenda costruzione che sporge su una cima laterale del monte Pirchiriano e padroneggia il paesaggio.

aviglianaMa la visita era prevista per il giorno dopo. Così abbiamo fatto una passeggiata sul lungolago di Lago Grande. Dopo un salto nel centro storico di Avigliana sovrastato di un castello, sembra più una fortezza, del decimo secolo. Nel tardo pomeriggio ci siamo trovati nel “nostro” castello e dopo una veloce doccia ci siamo fatti consigliare da Patrizia, la proprietaria, per la cena. Il ristorante l’Ostu del Musine ci ha sodisfatto in pieno. L’ambiente carino, un ottimo cibo (il menu in buona parte è composto dalle specialità locali) ed il personale molto simpatico. Dimenticavo, un’ottima scelta dei vini. Il barbaresco che abbiamo ordinato ha aiutato il nostro ottimo sonno. Di mattina qualche biscotto e dolcetto, tutti fatti in casa, niente merendine e biscotti industriali, e via verso la cima sacra.

vista-dalla-sacra

La salita in macchina dura circa 15 minuti e la strada non è molto pendente; non credo superi mai 10%. Quella mattina, era domenica, tanti biciclisti hanno deciso di affrontarla. Si è visto di tutto. Dai vecchiotti che già nei primi 500 metri facevano fatica, fina a quei ragazzi che andavano su con un passo spedito che sembrava una passeggiata. Sono rimasto piacevolmente sorpreso di non aver avuto alcun problema con il parcheggio – soltanto poche macchine e due autobus. Quando siamo tornati, la situazione era notevolmente peggiorata da questo punto di vista e nuovi arrivati dovevano lasciare la macchina qualche centinaia di metri a valle o a monte.

Quando il bosco nel quale si trova il sentiero che porta all’abbazia si è “aperto”, la vista era spettacolare: la sacra abbazia di San Michele ci ha incantato. Massiccia ma elegante, potente ed eterna stava davanti a noi. Comprati i biglietti, abbiamo iniziato l’esplorazione dell’interno. Bello, ma la cosa più affascinante è all’esterno: la vista. I monti che circondano la zona giocavano a nascondino con le nuvole molto basse, la valle di Susa orgogliosamente si protraeva nell’abisso sotto di noi, purtroppo crudelmente tagliata dall’autostrada. Finita la visita verso il mezzogiorno, avevamo ancora un po’ di tempo prima di tornare a casa nostra. Che fare? Cosa visitare?

Siamo finiti nel paese di Novalesa, famoso per avere sul suo territorio l’omonima abbazia benedettina, dedicata ai santi Pietro e Andrea. Una breve visita non ci ha concesso di entrare nella chiesa in quanto eravamo fuori orari previsti dalla visite, ma la bellezza della natura circostante riempita con le numerose cascate ci a ripagato questo viaggetto. Guarda un po’, nel paese c’era la festa della patata, ovviamente quella novalese, molta famosa. Un sacco ci siamo portati a casa, insieme a qualche altro prodotto locale. Ciao Piemonte, alla prossima.

Plitvicka jezera

laghi di plitvice

I laghi di Plitvice sono una metà relativamente vicina a noi Italiani; si trovano a circa 3 ore e mezzo da Trieste. Se quelli di Slovenia sistemassero un po’ la loro parte della viabilità, ci si andrebbe anche 30 minuti prima, ma loro non vogliono farlo per non agevolare il turismo croato. Non soltanto che non c’è un’autostrada con più corsie, ma l’asfalto è talmente usurato e fessurato che la guida diventa quasi un rally sulle strade sterrate. Ed è anche un continuo accelera – frena per la presenza dei numerosi paesi dove la velocità è limitata a 50 km/h. E se non la rispetti, ti aspettano dietro l’angolo quelli in uniforme e ti fanno una multa salata, con tanto piacere. Quel pezzo di strada avevo già assorbito qualche giorno prima di visitare probabilmente il più bel parco naturale croato; a conferma il fatto che è sotto la tutela dell’UNESCO.

Stavo con mia moglie dai suoi genitori che sono originari da quelle parti e hanno una seconda casa all’interno della zona allargata del parco. Mia moglie tutti gli hanno dice di volere rivisitare le Plitvice, ma io sono meno entusiasta. Il posto è strabello, non ci sono dei dubbi, ma come tutti i posti turistici presenta degli inconvenienti. Il parcheggio per i visitatori e enorme, ma non è facile trovare il posto, specialmente se arrivi tardi: visto che io sono in vacanza, non mi alzo presto. Dopo devi fare la coda per acquistare il biglietto, almeno una ventina di minuti. E l’entrata quest’anno costa 25 euro. Sarebbe caro in Italia, figuriamoci là. Vista la grande affluenza, loro sfruttano l’occasione. Ma mia moglie ha avuto l’informazione d’oro di un suo parente che ci ha permesso di evitare tutte le rogne sopra descritte.

cascata grande

Si va dalla parte opposta rispetto alle due entrate principali; per quelli che vengono dalla direzione di Italia c’è anche una trentina di chilometri in meno da guidare. Si passa per la vecchia strada sulla quale ad un certo punto si trova la sbarra. Si parcheggia e si prosegue a piedi. Non c’è nessun divieto di passaggio per i pedoni e non c’è nessuno che ti fa pagare il biglietto. Da quel punto in 35 minuti a piedi, in leggera discesa, già accostando i laghi ed ammirando la loro bellezza, si arriva ad un ristorante del parco dove si fermano anche i trenini con i quali i turisti stanchi si spostano. Ma quel primo pezzo è quello che mi è piaciuto di più. Forse non è il più interessante e coinvolgente, ma è il più tranquillo. Una passeggiata di mezz’oretta, circondati dalla bellezza della natura pura ed intatta, incontrando soltanto 3 altre copie di turisti (una era ovviamente italiana), è impagabile.

Dal ristorante abbiamo seguito i percorsi indicati in quanto ci siamo trovati a pieno titolo dentro la parte più bella del parco. Non abbiamo usato i mezzi (trenino e barca) visto che non avevamo biglietto e non sapevamo se è richiesto o meno. Ma comunque è più bello fare tutto a piedi. Le passerelle sopra l’acqua sulle quali si cammina danno una sensazione fantastica, di volare, di fluttuare sopra l’acqua purissima e trasparentissima. I numerosi pesci stanno sotto nell’ombra, aspettando anche qualche pezzettino di pane dai turisti (anche se in effetti è vietato).

E nella zona bassa le cascate, a centinaia. Piccole, medie, grandissime. Tutta una collina dalla quale scende una tenda d’acqua, tra gli alberi e le piante verdi. I fiori di tutti i colori. Ma anche tanti turisti, un po’ troppi per il mio gusto, ma non puoi avere le bellezze del mondo per te stesso, mi stavo consolando. Le passerelle non sono molto larghe e spesso si fermano le code nei dintorni delle cascate. Tutti vogliono fare le fotografie, con le loro macchine fotografiche digitali, con telefonini, tablet. E devi aspettare per avvicinarti di più, per raggiungere una posizione più favorevole, dove non ti ostacola il tronco di quell’albero che chiude la visuale. Sette ore indimenticabili, ripulenti, serene. Alla fine delle giornata quella stanchezza piacevole e tante immagini che si ripetono appena hai chiuso gli occhi per addormentati.

Ecco la cartina di Google che indica l’entrata alternativa, gratuita, nel parco. Dalla strada principale si va per il paese che si chiama Plitvicki Ljeskovac, si passa tutto il paese e dalle ultime case rimane ancora un chilometro o due. Alcuni parcheggiano anche dentro il paese e proseguono a piedi questo ultimo pezzo prima della sbarra. A nessuno dispiace risparmiare 50 euro in due, ma la bellezza sta nel fatto che la prima parte della passeggiata è fantastica, senza folla, ma con tanta bellezza e pace spirituale.

Le coordinate della sbarra, il punto fino al quale si può arrivare con la macchina sono: 44.853116 Nord e 15.601058 Est.

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